“America’s 1,000 Top Italian Restautants” intervista al presidente Buonitalia s.p.a.

4 maggio 2008 – 20:04

La guida America’s 1,000 Top Italian Restaurants è uno strumento decisivo nella nostra politica di promozione dei veri prodotti italiani in Nord America“. Il presidente di Buonitalia Spa Emilio De Piazza chiama INformaCIBO per fare chiarezza sull’iniziativa lanciata nei giorni scorsi insieme a Zagat Survey, leader delle guide a stelle e strisce.
Le polemiche non gli hanno fatto cambiare idea, anzi.

“E’ un prodotto nato dalle valutazioni espresse da centinaia di migliaia di “foodies”, gli appassionati del cibo, sui mille ristoranti a gastronomia italiana, considerati di maggior successo in 53 città degli States”.

Una vetrina privilegiata del made in Italy alimentare nel nordamerica ma anche nel settore fieristico promozionale e con una breve parentesi tecnica come assessore in una giunta comunale a Parma.

“L’obiettivo di Buonitalia è quello di creare un circuito dei ristoranti, campioni della gastronomia italiana negli Stati Uniti, un canale importante per dimensione e rappresentatività della cucina italiana”.

In altre parole, non solo una semplice guida gastronomica ma il primo passo per creare “una vera comunità dei ristoranti italiani di maggiore successo”. E il successo deve essere davvero tanto se mediamente il fatturato di uno di questi ristoranti si aggira sui 5 milioni di dollari.

Il primo passo è una serie di iniziative con i ristoranti della guida (che ogni nordamericano può trovare consultando anche il proprio telefonino o il pc). Iniziative per promuovere i nostri prodotti: ad esempio, nel periodo di Natale si è pensato di fare in modo che all’interno dei mille ristoranti della guida gli americani possano assaggiare panettone e spumante italiani. Inoltre sono in cantiere nelle prossime settimane iniziative con il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e i grandi vini italiani”.
De Piazza conferma che “per Buonitalia Spa la Guida è il primo importantissimo passo per un articolato programma”.
E la spiega così: “vogliamo dare vita a iniziative di promozione commerciale, lavorando su due fronti: quello della ristorazione con prodotti più ricercati, e quello retail con prodotti di più facile consumo. Bisogna prestare massima attenzione alle esigenze del consumatore che deve poter scegliere i prodotti originali italiani e questo va fatto e si può fare solo attraverso uno stretto rapporto con i consorzi e le associazioni di categoria insieme ai quali bisogna esportare la cultura gastronomica italiana. Inoltre è necessario puntare su fornitori italiani di eccellenze e di qualità alimentari e buyer qualificati, privilegiando le azioni con le regioni italiane attraverso la riscoperta della nostra cucina originale per preservare e migliorare gli standard di qualità e l’autenticità della gastronomia italiana. Solo così si potrà convincere le grandi catene della distribuzione alimentare americana a inserire nelle loro vendite i nostri prodotti originali”.

La promozione, mette in chiaro De Piazza, deve seguire i concetti di efficienza ma anche di efficacia e quindi, avverte,

“va bene puntare sulla qualità non solo rivolgendosi alle piccole nicchie di ristorazione, ma anche a circuiti con un potenziale commerciale significativo sul mercato come grandi ristoranti e grandi operatori che vuol dire fare i grandi numeri in termini economici”

.
Lo stesso parere lo aveva espresso a Mixer, il mensile della Fipe-Confcommercio, Angelo Gaja:

“La ristorazione è stata il vero motore della crescita delle nostre esportazioni negli Usa – ha detto Angelo Gaja – Se vogliamo aumentare l’export dei prodotti alimentari italiani, dobbiamo favorire l’espansione dei ristoranti e la presenza dei cuochi italiani all’estero”.

Articolo datato ma interessante. Via dada, che non inserisce un link. Va beh!!!

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