Il vino nella letteratura

22 aprile 2008 – 20:58

Mescete, o amici, il vino. Il vin fremente / scuota da i molli nervi ogni torpor, / purghi le nubi de l’afflitta mente, / affoghi il tedio accidioso in cor”.
Così cantava Giosuè Carducci, brindando alla salute di un Satana vitale e progressista, e inneggiando a quella salutare e schietta bevanda che fa decisamente buon sangue, che ormai ha assunto un posto d’onore sulle tavole della buona borghesia, e non più solo su quelle aristocratiche, come lamentava l’abate Parini, il quale per le sue origini prediligeva il vino ugualitario al più raffinato e blasonato caffè. Un dualismo che diventa anche contrapposizione fisica di luoghi, di comportamenti, tra il caffè degli illuminati fratelli Verri e le taverne popolari. Queste ultime in particolare celebrate da Giuseppe Gioacchino Belli e dalla sua “musa plebea”.
Per il poeta romano il vino è forza, salute, vita, compagno di bisbocce e di invettive, e anche animatore di risse feroci.
Nella sua Roma popolare il vino è consolazione di ogni dispiacere e il romano sarebbe disposto a concedere qualsiasi cosa al papa-re pur di non rinunciare al vino: “Noi mànnece a scannatte er giacubbino, / spènnece ar prezzo che te va più a core, / ma guai pe cristo a chi ce tocca er vino”.

Anche nelle opere di Giovanni Verga il vino assume un posto particolare, insieme al pane. Anche simbolico. Non solo per i derelitti dei Malavoglia. Pensiamo a Cavalleria rusticana. Turiddu ha una colpa da espiare: un’ultima cena, un bicchiere di vino rifiutato, il bacio del tradimento. Una “passione” laica dove vino e sangue si mischiano e diventano una sorta di mancata “eucarestia”.

Per gli Scapigliati, invece, il vino diventa trasgressione e assume i colori dell’autodistruzione in compagnia del verde assenzio, riecheggiando solo alla lontana le esaltazioni di Baudelaire e di Rimbaud.

E potrebbe continuare a lungo questo viaggio sulla presenza di Bacco nella letteratura italiana, che ci riserverebbe molte sorprese. Come quelle che regala un libro appena pubblicato dall’editore Garzanti e scritto da un attento filologo e critico come Pietro Gibellini, autore de Il calamaio di Dioniso. Il vino nella letteratura italiana moderna (pp. 184, lire 29.000).
Un viaggio che comincia da Parini e finisce con D’Annunzio, passando tra le opere di Goldoni e di Carlo Porta, di Pascoli e Leopardi, Manzoni e Verga, Belli e Porta.

Non si parla tanto di Barbera e di Chianti, di Malvasia e di Merlot, di Tocai e di Orvieto, né dell’ispirazione che gli scrittori hanno tratto bevendo. Si parla di vino, piuttosto plebeo, spesso di pessima qualità, e della sua presenza reale o metaforica, nell’opera di questi scrittori dall’Illuminismo all’Ottocento.
Una presenza, quella del vino, “figlio del sole”, come lo definì Baudelaire, che schiude inedite prospettive di lettura per questi autori, e intorno al quale ruotano situazioni e comportamenti, storie. Il nettare divino, il liquore satanico, capace di consolare i dolori più atroci, scatena anche le passioni più infuocate; aiuta a fuggire dal mondo e a godere la vita.

E mentre Pascoli, la cui cantina era ben fornita e assiduamente visitata dal poeta, quasi rimuove inconsciamente il vino dai suoi versi, quasi a nascondere un “vizio vergognoso”, D’Annunzio, astemio, trasforma Bacco in Venere. I suoi personaggi bevono con gli occhi, l’ebbrezza è sensualità: “Egli vide Elena nell’atto di bagnare le labbra in un vino biondo come un miele liquido. Scelse tra i bicchieri quello ove il servo aveva versato un egual vino; e bevve con Elena”.

E scopriamo anche che Leopardi, il moralista, non era affatto astemio: apprezzava il vino delle Marche. E nel suo Zibaldone sostiene più volte che il vino acuisce la lucidità della mente, libera l’immaginazione. Anche quando produce ubriachezza: ha il pregio di bandire dall’uomo la sua condizione di infelicità. Insomma il “divino spirito” dell’oblio si rinnova tra ardori e passioni anche nelle pagine letterarie, liberando altri aromi e altri piaceri in nome delle “candide gioie di Bacco”.

Carlo Carlino [via kataweb cucina]

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  1. One Response to “Il vino nella letteratura”

  2. per confermare quanto ho appena letto segnalo questa iniziativa fiorentina

    SORSI DI ..VERSI E MUSICA
    IL POETA DI VINO

    Nel centro di Firenze a due passi dalla stazione centrale , Sabato 22 novembre ,nei locali del caratteristico centro socio culturale del Fuligno ,in via Faenza 52 verrà presentato un gustosissimo evento.
    I poeti dell’associazione culturale ACCADEMIA VITTORIO ALFIERI si esibiranno in un brillante spettacolo di poesia e musica .
    IL POETA DI…VINO
    sorsi di… versi ,musica e vino
    …il piacere della lettura,la delizia dell’ascolto, la soddisfazione del palato!
    intermezzi musicali di MASSIMO PINZUTI saranno eseguiti brani musicali della tradizione popolare e canti da osteria alternati da letture di poesia a tema, sul vino di autori di tutti i tempi

    seguirà una degustazione di vini ,offerti dagli autori presenti all’incontro
    il tutto ad ingresso libero e gratuito

    By tiziana curti on Nov 1, 2008

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