Razzismo gastronomico. Da tutta Italia le reazioni al caso di Lucca

29 gennaio 2009 – 07:10

Continuano le reazioni da parte di enti e autorità sullo sconcertante caso sollevato a Lucca di un provvedimento che vieta l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse. Eccone alcune.

«Non si possono chiudere le porte a culture straniere», afferma da Arezzo Ricciarini, sottolineando come «derivano dai ceci, legumi provenienti dalla Siria e dal Libano, piatti tipici diffusi su tutto il territorio nazionale: la farinata ligure e del Monferrato, la cecina a Livorno, fino a pane e panelle a Palermo e alla pugliese Ciceri e tria, pasta e ceci appunto. Il distinguo da fare è piuttosto quello della qualità delle proposte e del rispetto della tradizione. Un sushi in confezioni di plastica o un kebab cotto celermente non riflettono la tradizione dei Paesi di provenienza e offrono al consumatore italiano un asettico e povero specchio della cultura gastronomica. Italiana o estera, è la qualità non omologata che va portata a tavola». Massimiliano Ricciarini, presidente dell’associazione nazionale Street Food Via Corriere Fiorentino

«Tutte le contaminazioni sono non solo utili ma fondamentali. Il nemico non è tanto il cibo etnico ma quello di pessima qualità. Una cattiva trattoria toscana può fare più danni di un Kebab». Roberto Burdese, presidente nazionale di Slow food Via Corriere Fiorentino

«È un dovere, promuovere e difendere la propria identità culturale e gastronomica: ma il kebab si può fare anche con carni biologiche delle nostre valli. Ripartire dalle materie prime è l’unica vera garanzia: perchè l’identità cambia e si evolve, l’importante è partire e preservare le materie prime, olio, vino, latte, carne». Roberto Burdese, presidente nazionale di Slow food via Corriere Fiorentino

«Credo occorra aprire con le categorie di settore una riflessione seria sulla qualità della ristorazione, noi stessi alla Spezia, siamo un insieme profumato e colorato di contaminazioni continue, emiliane, toscane e provenienti dalle diverse culture che, soprattutto grazie all’Arsenale della Marina Militare, sono arrivate fin qui. Spezia, crocevia della storia, ha una cucina unica. Il patto di filiera fra produzioni agricole e ristorazione è garanzia di qualità: possiamo pensare anche a cucine diverse, ma con i nostri vini, il nostro olio, la nostra carne». Federico Barli Assessore provinciale La Spezia Via Corriere Fiorentino

Se infortunio c’è stato, l’incidente nasce da lontano. Basta rifarsi alle cronache locali. Come dimenticare, ad esempio, che con la precedente giunta di centrodestra si dette vita ad una vera e propria caccia ai venditori di strada (anche questi di chiara connotazione etnica) che suscitò prese di posizione critiche anche da parte di alcuni esponenti della Chiesa locale? Alessandro Tambellini, consigliere comunale a Lucca, Via aprileonline

A Lucca è vietato essere europei ed essere gourmet. Pensate se nel centro di Monaco o Lione o Boston o Tokyo decidessero che si possono aprire solo ristoranti di cucina locale. Stefano Bonilli

«Un conto è la difesa della qualità, altro le discriminazioni – ha commentato -, un altro se ci si trovasse davanti ad un’amministrazione che, attraverso la difesa della qualità e delle tipicità, introducesse forme occulte di “razzismo gastronomico o culinario”». Paolo Cocchi assessore regionale al commercio, via regione.toscana.it

«Da cittadino lucchese, mi vergogno di questo testo, perché è bene chiamare le cose con il loro nome: è, né più né meno, un regolamento razzista» Gianluca Fulvetti coordinatore del Pd, via gelocal.it



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  1. 2 Responses to “Razzismo gastronomico. Da tutta Italia le reazioni al caso di Lucca”

  2. Ma quale razzismo, svegliatevi maledetti dementi che l’Italia è già un prodotto finito al meglio di tante culture e genti.
    Qui abbiamo tutto, per ricchi e poveri, cose buone o brutte… ma non c’è bisogno di altro davvero!
    Vengono tutti qui a vagonate, fanno come vogliono, e ci danno pure addosso ipocritamente bollandoci di “razzismo”…
    I nostri prodotti tipici sono risultato di secoli e secoli di fatica e arte valorizzati assieme: D.O.C. e D.O.P. ce n’è in ogni regione… e quanto dolore e sangue per difenderli!
    Altro che razzismo (vocabolo che non c’entra nulla col gstronomico ma solo con la vigliaccheria di chi lo ha usato)!!!
    E se qualcuno volesse spendere poco per mangiare bene e nutriente provate il “fast food” siciliano e poi se ne riparla…
    Altrimenti andate pure alla mensa della Caritas o agli sporchi paesi loro dove sgozzano vivi ancora gli animali per mangiarseli!
    Giratela l’Italia piuttosto e imparate ad apprezzarla tutta.
    Amen

    By Ettore Muti on Feb 3, 2009

  3. @ Ettore Muti Caro Ettore, le parole e le frasi che hai usato per definire chi non la pensa come te, (del tipo “maledetti dementi”, “vigliacchi”, “andate alla mensa della caritas”, o addirittura “agli sporchi paesi loro”) mi pare sottilineano una grossolana ignoranza, un enorme mancanza di cultura e riferimenti, sufficenti per annullare qualsiasi tipo di rapporto. Di dialogo. La cultura di cui parli è lontana da te, dalla tua persona. Se si vuol intavolare un dialogo, un qualsiasi dialogo nella vita, c’è da essere almeno coerenti.

    By Andrea on Feb 3, 2009

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