Tre cose solamente mi so ’n grado [Cecco Angiolieri]

29 aprile 2008 – 11:01

Tre cose solamente mi so ’n grado,
le quali posso non ben men fornire:
ciò è la donna, la taverna e ’l dado;
queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.

Ma sì me le conven usar di rado,
ché la mie borsa mi mett’al mentire;
e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,
ch’i’ perdo per moneta ’l mie disire.

E dico: – Dato li sia d’una lancia! –
Ciò a mi’ padre, che mi tien sì magro,
che tornare’ senza logro di Francia.

Trarl’un denai’ di man serìa più agro,
la man di pasqua che si dà la mancia,
che far pigliar la gru ad un bozzagro.

A proposito di peccati: La poesia di Cecco Angiolieri mette il tema del denaro in primo piano, infrangendo il tabù e obbedendo ai dettami della letteratura “carnevalesca”, la quale tende a presentare un mondo alla rovescia, a capovolgere i valori ufficialmente accettati. I vizi o i peccati come la donna, la taverna e ’l dado appaiono dunque come le uniche cose desiderabili. E’ un tema, questo, che ha dei precedenti nella tradizione in lingua latina, anch’essa di ispirazione “carnevalesca”, dei goliardi. La povertà perde i suoi tratti di virtù cristiana e si presenta unicamente come sofferenza, privazione e causa di risentimento.

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